Portofranco. «Un oceano nella goccia»

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Portofranco. «Un oceano nella goccia»

Un evento a Milano per i 25 anni del centro di aiuto allo studio. A Palazzo Lombardia, oltre a racconti e testimonianze di tanti pomeriggi sui libri, anche la presentazione di una ricerca statistica che ne mostra l’efficacia

Lo studio a Portofranco (©Portofranco Milano)
Lo studio a Portofranco (©Portofranco Milano)

Portofranco è un’iniziativa di aiuto allo studio rivolta agli studenti. È nata a Milano venticinque anni fa dalla passione educativa dell’allora rettore dell’Istituto Sacro Cuore, don Giorgio Pontiggia, e di un gruppo di insegnanti. Nel capoluogo lombardo sono iscritti 1.400 ragazzi delle superiori  e operano 300 volontari. I ragazzi ricevono l’aiuto gratis e gratis i volontari (universitari, insegnanti o professionisti in pensione) prestano la loro opera. 

Ma in questi anni sono sorti anche più di cinquanta altri “Portofranco” in tutt’Italia, che nell’insieme costituiscono un’esperienza esemplare, per dimensioni e per qualità, di contrasto alla dispersione scolastica e di promozione umana dei ragazzi, italiani e stranieri. Tanto che, a questo punto del cammino, se ne possono misurare scientificamente gli esiti e coglierne i tratti caratteristici e i criteri metodologici sotto il profilo pedagogico, didattico ed educativo.

Portofranco si è sottoposta a un, per così dire, check-up: una ricerca scientifica a base statistica, curata dalla Fondazione per la Sussidiarietà. I principali risultati sono stati presentati da Fulvia Pennoni, professoressa di Statistica Università degli Studi di Milano-Bicocca, e da Marcello Tempesta, presidente del corso di laurea in Scienze della Formazione, Università del Salento, nel convegno “Dall’esperienza al metodo. Il percorso educativo di Portofranco”. Il convegno si è svolto il 19 novembre a Milano, a Palazzo Lombardia, con la partecipazione anche delle autorità politiche nazionali (il ministro Giuseppe Valditara in collegamento da remoto, regionali (i sottosegretari Raffaele Cattaneo e Federica Picchi), comunali (la vice-sindaco Anna Scavuzzo) e ed ecclesiastiche (monsignor Luca Bressan, vicario episcopale della diocesi ambrosiana). 

L’indagine statistica per misurare l’efficacia dell’attività di Portofranco condotta dalla professoressa Pennoni su un campione ampio e significativo di studenti della prima e seconda superiore della sede milanese ha riguardato principalmente l’anno scolastico 2023-2024 per quanto riguarda Italiano, Inglese, Storia, Matematica e Fisica.  

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Innanzitutto, emerge una crescita della sufficienza: si osserva una maggiore percentuale di studenti nella fascia di voto tra il 6 e il 7 rispetto all’anno precedente. In Matematica, dal 29,2% al 40,7%; in Fisica dal 36,7% al 53,8%; Italiano e Storia presentano percentuali di voti sufficienti ancora più alte. In tutte le materie i voti più bassi (1-3) sono scomparsi. Il voto finale è positivamente associato al numero di ore erogate. In sostanza, più ore di studio si fanno in Portofranco, migliore è il voto finale. Ancora, un aumento delle ore di ripetizione in Matematica durante l’anno è associato a una maggiore probabilità di essere promossi (l’odds di essere promossi, ossia il rapporto tra la probabilità di promozione e quella di bocciatura, aumenta del 10% per ogni ora di ripetizioni in Matematica, a parità delle altre variabili incluse nel modello statistico).

Nel complesso, i risultati per l’anno scolastico 2023-24 evidenziano che la partecipazione a Portofranco migliora i risultati scolastici in tutte le materie e, per ciò che concerne le ore di Matematica, può fare la differenza tra bocciatura e promozione. «I dati empirici raccolti – conclude il lavoro della Pennoni – confermano come l’impegno e le ore di supporto offerte da Portofranco siano associate a risultati scolastici concreti e positivi».

A Portofranco l’aiuto allo studio è svolto normalmente da un singolo volontario con un singolo studente; il contenuto non è determinato da un programma precostituito, ma è quello di volta in volta richiesto dal ragazzo in base alle sue necessità e in relazione anche alle scadenze scolastiche (verifiche, interrogazioni…). Così l’analisi del professor Tempesta sottolinea, innanzitutto, nei “tratti caratteristici” l’ aiuto allo studio di tipo personale in contesto comunitario (“«uno percepisce una comunità che fa il tifo per lui»), in un percorso che parte dall’accoglienza iniziale (un colloquio con lo studente e con i genitori) e prosegue con un accompagnamento permanente, che coinvolge tutor e volontari-insegnanti. Le ore di aiuto allo studio non si chiamano lezioni, ma “appuntamenti”, con lo studente al centro. Come detto, si parte dal suo bisogno, non dal “mio” programma. È un incontro intergenerazionale in cui l’adulto si curva sul giovane. Questo accade negli appuntamenti one to one, come pure in svariate altre iniziative e proposte: gite, vacanze studio, laboratori teatrali, orientamento…

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I criteri pedagogici e didattici? La ricerca identifica: realismo educativo (stare sul bisogno); attenzione integrale alla persona (ai suoi bisogni e alla sua specificità, ovvero non si agisce per uno studente-standard); evidenza della gratuità (il ragazzo sa che il “prof” è lì per lui gratis) e della libertà (non si fa leva su obblighi, nemmeno di frequenza: del resto, libertà da orpelli, dazi e gabelle è conclamato nella stessa ragione sociale, “Portofranco”). Gli esiti tangibili sono la crescita del successo formativo, come segnalato dallo studio della Pennoni, l’inclusione sociale e interculturale e il contrasto alla dispersione scolastica e alla devianza giovanile.

I numeri, come detto, sono considerevoli; tuttavia, in rapporto alle vaste dimensioni del bisogno educativo e scolastico nel nostro Paese, si potrebbe pensare a «una goccia nell’oceano», ha chiosato Tempesta. Ma ha subito aggiunto: «È più giusto dire “un oceano nella goccia”. Per dire la quantità e densità di esperienza e di innovazione dentro un’organizzazione che non è illimitata».

Non sarà illimitata, ma la rete di Portofranco si sta allargando in tanti centri grandi e meno grandi. Per questo è nata la Fondazione Portofranco, per garantire, come ha spiegato il suo presidente, Emanuele Forlani, «un appoggio e un legame sicuro alla crescita di una autentica comunità educante». In continuità con lo spirito e i valori fondativi, la cui attualità è stata sottolineata da Alberto Bonfanti: «Aiutare la conoscenza è proteggere e sostenere il desiderio di realizzazione di ogni ragazzo. Che trova oggi non mano di ieri tanti ostacoli». Bastava ascoltare, per averne documento convincente,  la testimonianza di un ex di Portofranco, il marocchino Mohammed Bouch Bouk, oggi più o meno trentenne, impiegato con buone prospettive in una grande azienda. Ricorda una prof che l’ha incitato a non gettare la spugna e a non dribblare la scuola. E ricorda una vacanza con 200 ragazzi sconosciuti dove si è fatto tanti amici, e i pomeriggi passati a Portofranco (invece che in strada o chissà dove), anche oltre gli appuntamenti di studio: «Un luogo prezioso per me, era diventato la mia casa…».

Per vedere il video integrale dell’evento cliccate qui

Maurizio Vitali, Portofranco Milano