Portofranco Lombardia

L’ATTESA NON E’ VANA, FA PARTE DEL FIORE CHE NASCE

Un’antologia degli interventi di un’assemblea da ricordare tutta

1 febbraio ’21: assemblea regionale di Portofranco. E’ stato bello, all’inizio, ascoltare l’appello di chi c’era, dei nomi e dei luoghi di Portofranco in Lombardia; non certo per grandeur, ma per la constatazione di un dono e di una ricchezza che ci superano. All’ordine del giorno testimonianze e difficoltà all’epoca del Covid. Si parte da una difficoltà:


Milano: “L’esperienza di Portofranco ha sempre educato me, prima di tutto, ma adesso è dura… nessuno prenota la mia materia, trascorro i pomeriggi nell’attesa che un ragazzo chiami e che soprattutto passi questa situazione che ci obbliga alla distanza …”.


Saronno: “ … è simile alla mia situazione: finora avrò fatto 2/3 lezioni, attendo ogni pomeriggio e pure con trepidazione perché la DAD non mi si attaglia proprio. E allora che faccio? Mi metto a studiare per essere più preparato nel caso mi chiamino e rileggo gli appunti sulla caritativa, che mi sgombrano dagli stati d’animo …”.


Bergamo: “ … anche noi avevamo pochissimi ragazzi e ancor meno insegnanti. Allora abbiamo pensato di rivoluzionare la modalità delle prenotazioni. Ora un ragazzo può continuare, se vuole, col medesimo volontario, anche fuori da orari predeterminati… consentire ai ragazzi di cercarci direttamente ha favorito una familiarità, un’amicizia tra ragazzi e volontari, per noi  nuove ed una nuova sfida anche, perché ad una minore quantità ha corrisposto un’intensità più grande… poi abbiamo scoperto che l’attesa fa parte del fiore che nasce. Semplicemente tenere aperto Portofranco è già un’accoglienza, come tenere aperta una casa o apparecchiata una mensa per chi viene a mangiare …”.


Abbiategrasso: “ … abbiamo una sede piccola, ma l’altro giorno cinque ragazze volevano a tutti i costi venire, in presenza … i ragazzi mussulmani ci cercano anche il sabato  e … la domenica! I ragazzi saranno anche meno, ma è loro l’iniziativa, segno che il bisogno è cresciuto. E che tu sia lì per loro in DAD o in presenza, la questione è la stessa, l’esperienza è possibile in ogni modo; qualunque sia la modalità c’è sempre una ricchezza da scoprire …”.


Crema: “… anche da noi è saltato ogni schema. Si è saputo in città che eravamo gli unici a continuare ad aiutare gli studenti delle superiori: per i cinquanta ragazzi iscritti sono aumentati i volontari, cresciute le richieste da parte degli assistenti sociali, del vicesindaco, degli insegnanti … tanto che la nostra segretaria è impazzita per star dietro alle richieste di aiuto…”.


Il presidente: “Pensavo a quanto sia importante permettere ai ragazzi di cercarci, anche se … non ci cercano! Vivere un rapporto che è una verginità, mai un possesso, una misura, una soddisfazione immediata. Mi viene in mente il padre del figliol prodigo che aspettava il ritorno del figlio: l’attesa era parte del giorno in cui lo ha visto tornare. Questa attesa per noi non vuol dire non fare nulla, piuttosto chiamare i ragazzi a casa per sapere “come va” e dir loro che Portofranco c’è, sempre comunque per proporre un rapporto così, sempre rispettoso della loro libertà…”.


Milano: “ … preoccupato per la disparità che c’è tra le famiglie, la casa angusta, oppure il bambino piccolo che non ti fa studiare, la mamma che passa per stendere i panni … ragazzi che arrivano spossati all’ennesima DAD, senza aver mangiato… e poi io sono farmacista, mia moglie è medico Covid, dico che dobbiamo essere prudenti, non abbassare la guardia con una  pandemia che miete ancora tante vittime e con l’attenzione alla sicurezza…”.


Rho: “… Volevo intervenire sulla situazione della DAD nelle scuole, che è molto negativa. Così è la giornata di molti ragazzi oggi: dal letto alla scrivania per restarvi dalle sei alle otto ore, e dalla scrivania al divano, per giocare alla playstation. E magari una casa che si vergognano di mostrare… E a questo punto arriviamo noi, ad aggiungere un’altra spina nel fianco… L’unica via è cambiare un sistema scolastico che non funziona ed io pensavo che Portofranco fosse questo, un’alternativa alla scuola…”.


Il presidente: “ … sono totalmente d’accordo con te sugli effetti negativi della DAD e sull’urgenza di cercare, stante la sicurezza sanitaria, di riattivare la presenza. Portofranco però non si è mai posto come un’alternativa alla scuola, non è nato col progetto, con la presunzione di cambiarla. La peculiarità di Portofranco è un’altra, è il rapporto personale e gratuito coi ragazzi, quel rapporto che spesso in classe è difficile, perché ne hai 30 di ragazzi, ma che, se è vero, può sfidare anche la DAD… e poi l’esperienza di Portofranco serve a me come insegnante, mi fa entrare in classe in altro modo…”.


Desio: “… sulla questione dell’alternativa alla scuola, ho pensato alla storia del monachesimo. La prima preoccupazione dei monaci non era cambiare l’Europa. Sono stati fedeli all’origine e così vivendo hanno finito col cambiare l’Europa… ciò che offriamo ai ragazzi è ciò che desta noi, vivendo così troveremo forme e modalità nuove…”.


Il presidente: “Terrei a ricordare alcune espressioni di oggi, perché è davvero importante cogliere e valorizzare quanto è emerso: … l’attesa è parte del fiore che nasce … cercare i ragazzi anche se non ci cercano … minore quantità, magari, ma maggiore intensità nel rapporto personale coi ragazzi… infine desidero che continuiamo ad aiutarci, che usiamo la mail di Portofranco Italia per condividere l’esperienza e le difficoltà, nell’attesa di vederci ancora e per preparare il prossimo incontro”.

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