L’esperienza di Portofranco Cagliari
28 Novembre 2024 2024-11-28 10:22L’esperienza di Portofranco Cagliari
L’esperienza di Portofranco Cagliari
«Non possiamo educare se non trasmettendo, donando ciò che attraversa la nostra umanità. Tirando fuori ciò che attraversa la nostra umanità e la riempie di senso e verità».
Queste parole, che ci ha detto il nostro vescovo Mons. Giuseppe Baturi all’inizio del secondo anno di Portofranco a Cagliari, rappresentano compiutamente il motivo nascosto da cui è nata la decisione di intraprendere questa opera anche nella nostra città.
Eravamo un piccolo gruppo di amici al termine del percorso lavorativo. Alcuni in pensione per aver raggiunto il “termine ordinamentale di anzianità contributiva” e pertanto messi alla porta dalla scuola o dalla pubblica amministrazione. Avevamo iniziato insieme l’università alla fine degli anni ’70 e nei primi anni ’80 eravamo entrati nel mondo del lavoro, chi a scuola chi in altre occupazioni. Ognuno nel proprio cammino qui nell’isola e alcuni addirittura in missione in altri continenti, ma comunque legati da un’amicizia che si è mostrata solida e fedele alla storia incontrata da giovani.
Nessuno di noi aveva intenzione di appendere al chiodo il desiderio di rispondere con gratitudine alla bellezza dell’incontro fatto anni addietro. Senza grandi ragionamenti o analisi statistiche, avevamo chiaro che il bisogno più grande che emerge nella nostra terra è quello dei ragazzi, più o meno lasciati soli nella ricerca di senso e di verità.
In questo sta la coincidenza con le parole del vescovo: senso e verità si possono cercare, scoprire e seguire solo se si è disposti a “tirare fuori ciò che attraversa la nostra umanità”.
Non è stato necessario inventare nulla. Bastava guardare e seguire.
Abbiamo sentito gli amici di Portofranco in altre città, costituito l’associazione, osservato gli adempimenti burocratici per il riconoscimento legale, cercato una sede in cui iniziare e un certo numero di volontari disponibili a dare il proprio tempo.
Una parrocchia nel centro di Cagliari ha offerto i locali dell’oratorio e, all’inizio del 2023, abbiamo cominciato a diffondere una locandina in cui si diceva che per due pomeriggi la settimana c’era la possibilità di seguire nello studio i ragazzi che ne facessero richiesta.
Era febbraio, il primo quadrimestre appena terminato e in noi il timore e la prudenza di non essere adeguati al bisogno emergente tra i giovani della città. È stato quindi un avvio della macchina “a fari spenti”.
Tra febbraio e giugno i pomeriggi si sono riempiti gradatamente di ragazzi in difficoltà nello studio, genitori preoccupati e spesso ansiosi, insegnanti pronti a spendere alcune ore anche se avvisati la sera prima. Un inizio precario, quindi, che ci ha coinvolti nell’urgenza di trovare soluzioni, incontrandoci, chiamandoci al telefono, sostenendoci a vicenda di fronte agli immancabili contrattempi. Eravamo certo amici, ma da molto non lavoravamo insieme.
A giugno abbiamo pensato che si potesse organizzare un piccolo ciclo di lezioni da proporre ai maturandi in preparazione delle prove scritte degli esami. Alcuni docenti ancora in attività si sono resi disponibili e il Comune ci ha messo a disposizione la sala riunioni della MEM, un vecchio mercato civico recentemente ristrutturato e adibito a servizi culturali multimediali.
Eravamo nella sala, in attesa dell’inizio della prima lezione, quando il dirigente del Comune chiede informazioni su quale fosse l’oggetto dell’incontro e su quale fosse l’attività principale dell’associazione che lo proponeva. «Ma perché non lo fate qui questo servizio? » chiede inaspettatamente.
Poteva essere una delle tante frasi di circostanza. E invece è iniziato un iter autorizzativo, non semplice in verità, ma infine efficace.
Così il 18 ottobre il vescovo Mons. Baturi ha inaugurato con noi il secondo anno scolastico, insieme a Gianni Mereghetti, all’Assessora della Cultura Maria Francesca Chiappe, al direttore dell’Ufficio Scolastico regionale Francesco Feliziani e ai volontari che dal giorno dopo hanno ricominciato a fare lezioni individuali ai ragazzi di Cagliari.
«I padri e i maestri che abbiamo avuto, restano per sempre, perché ci hanno introdotto alla vita. Dare un nome alle cose, conoscere noi stessi. Questo è il compito della vita, introdurre nella realtà della vita», ha concluso il Vescovo.
La nostra amicizia cresce così. In questo compito.
Paolo e gli amici di Portofranco – Cagliari