La scoperta dell’iceberg
28 Novembre 2024 2024-12-02 13:24La scoperta dell’iceberg
La scoperta dell’iceberg
Normalmente non siamo sapienti.
Viviamo di un’intelligenza ordinaria e, senza che ce ne rendiamo ben conto, ci sfugge tanto della realtà, delle persone, delle cose.
Meno male che a volte incontriamo qualcuno che ci apre gli occhi e allora vediamo meglio, noi, che presumiamo d’aver visto bene e d’aver visto tutto. L’altro giorno è arrivato un ragazzo, biondo, grosso, anzi robusto, uno sportivo insomma, che però, come tanti ragazzi, lo sport amato l’ha dovuto lasciare, perché con la scuola non coesiste.
Pagella disastrosa, due sufficienze soltanto, l’anno scolastico è iniziato senza di lui e i suoi insegnanti, mi dice, vorrebbero che cambiasse aria, tanto va male. Iniziamo il colloquio e io cerco di raccontargli cos’è Portofranco, che è anzitutto un “porto”, come quello del mare, dove le navi approdano dopo aver traversato tempeste, assalti dei pirati e rischi di affondamento, e dove succede una cosa bella, cioè che quasi tutti, al “porto libero”, vengono perché vogliono venire e non perché devono, e che spero tanto sia così anche per lui, cioè che sia libero, che voglia venire. Ad un certo punto succede qualcosa che eccede la mia limitata intelligenza ordinaria ed è il desiderio nei suoi occhi, struggente, vivo e palese, e penso quanto sarebbe importante che anche i suoi insegnanti vedessero il desiderio che ha. Dopo di lui arriva una ragazza: piccolina, simpatica, primo anno. Anche con lei iniziamo il colloquio di iscrizione.
Anche a lei tento di comunicare cosa, per me, rende Portofranco tanto speciale. Insomma un colloquio “normale”, come tanti, mi sembra.
A colloquio finito arriva sua nonna, che tiene a parlare con me della nipote. «Ma ha detto qualcosa di sé?» mi chiede. E io rispondo non molto.
E allora la nonna, questa straordinaria nonna, mi racconta la sua storia, che, per doverosa discrezione, non posso riportare, se non che è una storia grande, dolorosa. Mentre la nonna mi racconta, io penso allora che questa ragazza non l’ho proprio vista, come uno che scorge dalla nave la punta dell’iceberg pensando che sia tutto. Ultima precisazione: sono attualmente un po’ malato e venire a Portofranco mi costa, anzi, diciamo pure che ho poca voglia. Quel giorno sono venuto sì, un po’ malato, ma soprattutto con la domanda sul perché accidenti fossi lì e non a casa sul mio divano.
Anche con la mia personale circostanza c’entra quel salto qualitativo tra la mia intelligenza ordinaria delle cose e la sapienza, che mi è stata donata, per il solo fatto d’essere venuto.
Di Mario Triberti