La gratuità come lingua universale

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La gratuità come lingua universale

In ogni organizzazione, specialmente in momenti di passaggio come quello che Portofranco sta vivendo con la recente costituzione della Fondazione, arriva un momento in cui è utile riprendere ed approfondire le ragioni che stanno alla base dell’opera. Sono queste infatti il bene più prezioso che non deve essere disperso a maggior ragione di fronte a grandi cambiamenti organizzativi.

Per riflettere su questi temi domenica 7 Giugno è stato invitato don Emmanuele Silanos, amico e sacerdote della Fraternità San Carlo.

Nella sala gremita di volontari  con oltre 50 “Portofranco” di tutta Italia collegati in rete, Don Emmanuele non alza mai la voce. Eppure ogni frase sembra incidere, come se parlasse direttamente al punto più vulnerabile e più vero di ciascuno. Il tema dell’assemblea di Portofranco è uno di quelli che rischiano di diventare slogan: “tenere presente tutta la persona”. Ma il sacerdote lo ribalta subito: «L’interezza non si raggiunge per astrazione. Si arriva al tutto passando da un particolare».

È un rovesciamento semplice e radicale. Non si ama “la persona” in generale: si ama un frammento, un bisogno concreto, un dettaglio che apre alla totalità. «Il particolare non è il tutto, ma lo apre. Se lo assolutizzi, lo perdi. Se lo vivi con passione, diventa porta».

La lingua che tutti capiscono:

Per Don Emmanuele la chiave dell’educazione non è una tecnica, né un metodo. È una lingua: l’amore. «L’unica lingua che tutti capiscono», dice. Non un sentimentalismo, ma uno sguardo che colpisce e attrae. La gratuità, per lui, non è un gesto straordinario: è stare, essere presenti, non scappare. «Ciò che può muovere la libertà dell’altro è la tua libertà», afferma. E aggiunge una definizione sorprendente: «Il contrario di disattento non è attento. È attratto».

In un tempo in cui tutto sembra misurato in risultati, performance, obiettivi, questa idea suona quasi scandalosa.

Un villaggio che educa:

Portofranco, ricorda Don Emmanuele, non è un servizio: è un villaggio. «Chi educa non è la bravura del singolo. È una comunità». I ragazzi lo percepiscono subito: non entrano in un ufficio, ma in un luogo abitato da relazioni. E in questo villaggio, la presenza dell’adulto è decisiva: «Abbiamo bisogno di essere guardati da qualcuno a cui interessa quello che facciamo».

È qui che si gioca la partita più grande: ridestare il gusto del sapere. Non con strategie o obiettivi sostitutivi, ma con una libertà che non si lascia ricattare dall’esito. «Dobbiamo chiederci: per che cosa lo facciamo? La misura dell’amore è essere senza misura».

Il centuplo e il senso della vita.

Il sacerdote parla del centuplo evangelico senza retorica: «Lo scopri solo vivendolo». Racconta che ha iniziato ad apprezzare la vita quando ha cominciato a conoscerne il senso. E questo gusto, dice, si può comunicare. «Che tu sia lì davanti a loro è fondamentale».

È un’educazione che non parte da un dovere, ma da un’attrazione. Da un gusto per la vita che diventa contagioso.

La legge del dono:

Il cuore dell’intervento arriva alla fine: la dinamica del dono. «In quest’opera tutti danno e ricevono più di quanto danno. Se tutti danno, chi dona? Io posso donare solo ciò che mi è dato». Il dono, per Don Emmanuele, non è un gesto morale: è la cifra dell’esistenza. «Fare caritativa è per capire la legge dell’essere».

Laddove il bisogno è più potente, è più facile riconoscerlo e condividerlo. E Portofranco diventa così un luogo che educa a guardare tutto nella dinamica della gratuità, a riguadagnare la realtà intera come occasione di relazione.

Un’opera che restituisce più di quanto chiede:

Alla fine dell’assemblea, resta un’impressione netta: Portofranco non è un progetto sociale, ma un’esperienza di umanità. Un luogo dove il particolare — un compito di matematica, un dubbio, una fatica — diventa la porta per incontrare il tutto. Dove la gratuità non è un lusso, ma la condizione per ridestare la libertà dell’altro.

E dove, come dice Don Emmanuele, «tutti danno e ricevono più di quanto danno». Perché il dono, quando è vero, genera sempre vita.

Quanto questo sia vero, lo si è potuto constatare immediatamente quando alla chiusura dell’incontro Emmanuele Forlani , presidente della Fondazione Portofranco , ha riassunto le ragioni del nuovo assetto organizzativo: per essere ancora più incidenti nell’affronto del bisogno educativo, la costituzione della Fondazione permette infatti di essere un interlocutore ancor più autorevole verso i soggetti istituzionali, inoltre mette a fattor comune esperienze e strumenti tecnici utili alla crescita di tutti i “Portofranco” sparsi nel territori.

Redazione Portofranco Milano