La cucina dei ragazzi
30 Ottobre 2024 2024-11-26 11:09La cucina dei ragazzi
La cucina dei ragazzi
«… o dei ragazzacci, potremmo intitolare!», suggerisce Aurelio, mentre siamo seduti a tavola, su all’ultimo piano dell’edificio in mattoni rossi di Viale Papiniano 58, perché in effetti quei ragazzi del 2018, i costruttori della cucina, forse mai si sarebbero attaccati l’uno all’altro, né sarebbero rimasti a Portofranco solo per lo studio.
Ragazzacci, perché non erano certo tipi per cui lo studio costituisse un’attrattiva. Anni fa, mi racconta Aurelio, era uno spazio vuoto. Non c’era niente, nemmeno il pavimento. E allora l’idea. E se facessimo una cucina? E iniziò un lavoro comune, importante per la storia di Portofranco, perché la fabbrica della cucina favorì la nascita del primissimo gruppo di ragazzi, la prima, grande amicizia della nostra storia. Momo, Joseph, Joussef, Luca, Paki, Julio, Hassan, Nicolas, Gifrid, Tirsha, Davide, Moustafa, Scafo, Abdel, assieme ad Aurelio e ad un papà che sapeva un po’ di elettricità e idraulica, si misero a lavorare giorno e anche notte. Tutto hanno fatto loro e insieme. «Lo devi scrivere!» mi raccomanda Momo, cioè Mohamed, «lo devi scrivere che io e Aurelio ci fermavamo fino alle 2 di notte, perché non si poteva lasciare la posa del pavimento a metà!».
Era il 24 febbraio del 2018 quando si conclusero i lavori. All’inizio solo due tavoli e due piastre per cucinare. Il lavandino arrivò poi in dono da Andrea Diamantini, che anni orsono faceva parte dello staff, le prime provviste offerte dal Donacibo di San Giuliano Milanese. Ora quel gruppo originario non c’è più, tutti si sono diplomati, oppure lavorano, ma l’amicizia rimane e tutti passano ancora a Portofranco, dall’università o dal lavoro, tanto quel fare condiviso è stato importante e, tanto per dirne un’altra, è grazie all’esperienza di allora che Momo e Joseph oggi lavorano a Portofranco in pianta stabile.
Oggi la cucina c’è e funziona, eccome se funziona! Quest’anno ha sfornato finora 1355 pasti, tutti preparati da ragazzi che, altrimenti, abitando lontano, non arriverebbero in tempo a frequentare le lezioni del pomeriggio, cioè, insomma, a Portofranco non potrebbero venire e magari neanche vorrebbero, proprio come i ragazzi che li hanno preceduti e l’hanno costruita. Un locale rettangolare, non grande, ma è quel che si dice abitabile: sul lato destro frigorifero, lavandino, fuochi, un mobile a rastrelliera per le pentole e gli attrezzi vari, a sinistra dell’ingresso la dispensa, sul lato sinistro un tavolo con le panche e sul davanzale della larga finestra i vasi coi sapori, basilico, menta, e via dicendo, oltre ad una sequenza di piante grasse. Sulla parete di fondo campeggia un grande pannello con la fotografia notturna di una città, forse New York, messo lì, perché, mi han detto, anche un buco deve avere il mondo come prospettiva. Sotto i nostri piedi parquet in laminato effetto legno. È essenziale, ma bella, stile svedese.
Ogni ragazzo contribuisce come può. Anche le loro famiglie aiutano a rifornire la dispensa di pasta, olio e di quel che è necessario. E comunque la Provvidenza provvede, perché finora non è mancato un piatto di pasta a nessuno! I ragazzi cucinano tutti i giorni e qualcuno magari neanche sapeva scaldare l’acqua, all’inizio, ma il bello è che hanno imparato; hanno imparato, ad esempio, a lasciar pulito, perché altrimenti la cucina diventa brutta, a lavare pentole e piatti, pensando a chi viene dopo, ad utilizzare le confezioni già iniziate e non quelle chiuse, per non sprecare, ad essere puntuali per poi arrivare in tempo alle lezioni.
Insomma, quelle che a scuola chiamano “competenze trasversali”. Un’educazione al fare, che tante volte manca ai nostri ragazzi, perché il fare è importante, tant’è che si capisce facendo.
Da due anni i ragazzi mussulmani tengono a ritrovarsi a Portofranco per festeggiare la fine del Ramadan, con una grande cena; ciascuno contribuisce portando un piatto tradizionale e speciale, preparato a casa dai genitori.
Ma qual è il piatto ordinario più gettonato della cucina di Portofranco? Sicuramente, mi risponde Aurelio, spaghetti, aglio, olio e peperoncino!
Se qualcuno vuole aiutare la cucina con donazioni di attrezzature e alimenti, scriva ad Aurelio a Portofranco di Milano.
C’è sempre bisogno!
Di Mario Triberti