Il rischio della libertà nel rapporto genitori – figli
2 Marzo 2026 2026-03-03 17:21Il rischio della libertà nel rapporto genitori – figli
Il rischio della libertà nel rapporto genitori – figli
Il rischio della libertà nel rapporto fra genitori e figli: un titolo inedito per un incontro promosso da Portofranco San Marino in una uggiosa e sonnolenta domenica pomeriggio di inizio febbraio. Ma un tema capace di catturare la partecipazione di un numeroso pubblico attento e provocato dalla testimonianza di un educatore come Matteo Severgnini che non parla di teorie ma di esperienza vissuta sul campo (catapultato fresco di laurea sulla cattedra di Storia e Filosofia in una quinta classe di un Liceo milanese, poi per oltre un decennio Direttore della Giussani High School-quella voluta per i propri figli dalle mamme affette da AIDS in uno slum di Kampala in Uganda – e, ora, da alcuni anni Rettore dell’Istituto paritario Regina Mundi di Milano).
Non si parla di cambiamenti di una generazione, non si parla di strategie educative. Si parla di libertà, e non di libertà politica, ma di libertà nel rapporto tra genitori e figli. Premessa fondamentale: l’argomento non riguarda solo la “categoria” giovani. I comportamenti dei ragazzi sono, infatti, lo specchio di una comune fatica di cui soffrono anche gli adulti.
Il corpo centrale dell’intervento di Severgnini è stato il tentativo di leggere, anche attraverso aneddoti ed esemplificazioni, l’esperienza e i comportamenti dei ragazzi di oggi attraverso un racconto articolato in quattro punti:
- La radice: l’egocentrismo e “la trappola delle monete false”.
- Le conseguenze: l’estraneità nei confronti del reale
- Il sintomo: il valore schiacciato tra apparenza e performance
- L’esito finale: la crisi dell’alterità.
Relativamente al primo punto Matteo Severgnini identifica la radice del malessere nell’egocentrismo derivante dall’idea che sono le sensazioni e i bisogni immediati a stabilire l’ordine di importanza delle cose. Oggi le “monete false” sono soprattutto emotive: frammenti di video, post, suggestioni che trasformano in ciò che riteniamo vero senza che ce ne accorgiamo.
L’egocentrismo genera così una profonda paura della realtà: è come se i ragazzi non percepissero più nessuna “promessa di bene” in ciò che accade, ma vedessero il mondo solo come un luogo di minacce. Da qui nasce il bisogno di rinchiudersi nella propria “comfort zone”: la stanza bunker dove si controlla tutto tramite uno schermo, vivendo relazioni senza “spigoli”. Ma una vita senza spigoli è una vita che non ci fa mai incontrare nulla.
Se la radice del malessere dei giovani è l’egocentrismo e la conseguenza l’estraneità nei confronti del reale, il sintomo è il valore schiacciato fra Apparenza e Performance.
Il desiderio di “essere visti”, considerati (sano desiderio che muove la vita di ognuno)slitta nell’ansia dell’apparenza e della performance. Quando il valore coincide con il voto o l’immagine, la vita diventa un tribunale permanente di cui i primi giudici spesso sono i genitori che hanno in mente il figlio ideale e non vedono più il figlio reale.
Quando la relazione è vissuta come un esame costante, l’altro diventa “ scomodo ” e pericoloso. L’esito finale è la crisi dell’alterità: ciò che è diverso da me, ciò che non posso gestire diventa un nemico o, semplicemente, scompare. Un “ no ” o una valutazione negativa vengono vissuti come drammi insuperabili. E’ la fatica di accettare un mondo “ fuori”, un “altro da sé” che però è l’unica cosa capace di fare crescere davvero.
Sollecitato dalla domanda di una partecipante che chiede “che cosa vuol dire amare la libertà dei propri figli quando prendono una strada che non li porta alla felicità”, Severgnini chiarisce che anche un “no”” è un amare la libertà dell’altro perché la libertà ha bisogno di argini. Il problema, anche per i genitori, è se si cerca il Bene o il Benessere. Se cerchiamo il benessere non diremo mai di no, perché il “ no ” fa soffrire. I ragazzi debbono poter guardare degli adulti che credono nel bene del loro cuore. In questo si identifica il compito dell’educazione, che non si può ridurre allo sforzo titanico di una sola persona. Come ricorda Papa Leone XIV, non servono stelle solitarie, occorrono costellazioni.
Essere “ costellazione ” significa principalmente vivere due dimensioni: la dimensione “personale” (solo chi si sente amato può guardare i ragazzi-figli o studenti- senza paura); e la dimensione “comunitaria”, l’appartenenza cioè ad un luogo generativo (come recita un noto proverbio africano: per educare ci vuole un villaggio).
Ecco allora emergere anche il valore di Portofranco: un luogo dove degli adulti, incontrando il bisogno dei ragazzi, rispondono nella gratuità e nella richiesta di una responsabilità nello studio, al proprio desiderio di bene. Ci si educa attraverso gesti e parole. Tutto passa attraverso la testimonianza di un bene e l’incontro è la più grande testimonianza. Portofranco è l’amore gratuito, unica modalità per educare veramente.
Donatella Agostini, Portofranco San Marino