Il presepe a Portofranco

Da qualche anno a questa parte, le persone che in Italia provano ostilità per le manifestazioni pubbliche della fede religiosa prendono a pretesto la crescente presenza di immigrati di religione diversa da quella cristiana per negare a tutti, specialmente nelle scuole, la possibilità di celebrare le ricorrenze più importanti. Gli stranieri e gli italiani di recente naturalizzazione vengono così strumentalizzati per battaglie politico-ideologiche con le quali non hanno nulla a che fare. Quel che stupisce di più, è il fatto che anche persone che si professano cattoliche cadano nella trappola e decidano che in nome della tolleranza bisogna tenere nascosta la propria identità.

Ha fatto recentemente clamore la notizia di un prete che, in occasione del Natale, avrebbe rinunciato ad allestire il Presepe «per rispetto degli amici musulmani». Saputa la cosa, il direttore di Portofranco Alberto Bonfanti ha preso carta e penna e ha scritto una lettera aperta sull’argomento. Vi proponiamo i suoi passaggi salienti:

« Ieri a Portofranco ho assistito a qualcosa di notevole: lo staff per festeggiare il Natale ha voluto fare un piccolo Presepe vivente che, attraversando i locali del centro, accompagnati dai canti di un gruppetto del coro di Gioventù Studentesca, portasse i ragazzi e i volontari nel salone in cui, dopo il dono dei tre Re Magi alla Sacra Famiglia, ciascuno ha potuto ricevere un piccolo regalo e poi festeggiare insieme agli amici con dolci e bibite l’imminente festa natalizia».

«Che sorpresa vedere l’emozione della Madonna in una bellissima ragazza egiziana musulmana e la vivacità del figlio che rappresentava Gesù con quei tratti somatici molto simili a quelli che probabilmente ha avuto nostro Signore! Che alla fine ci abbraccia uno ad uno per ringraziarci di averle dato questa possibilità! Continuava a ripetere: “Grazie per questa stupenda festa”. Che dignità il ragazzo pakistano che personificava con molto realismo San Giuseppe! Che bello vedere la partecipazione di tutti al gesto, ai canti senza distinzione tra Cattolici, Musulmani o magari anche atei».

«Sì, si era di fronte a qualcosa di bello, segno di quella bellezza e gratuità accaduta misteriosamente più di 2000 anni fa! Di fronte a qualcosa di bello che accade non ci si divide ma ci si unisce perché il bello suscita tutta la grandezza del nostro desiderio» (a cura di Rodolfo Casadei)

Share this page