“Grandi incontri” a Portofranco Cagliari
26 Febbraio 2025 2025-02-26 16:23“Grandi incontri” a Portofranco Cagliari
“Grandi incontri” a Portofranco Cagliari
In piedi, la voce sempre forte e intensa, il sorriso di chi ha percorso tempo e distanze inusuali con una inesauribile passione per ciò che è grande e vero.
Così Giuliana Contini ha svolto il primo dei Grandi Incontri, che Portofranco ha promosso a Cagliari, presso la Mediateca del Mediterraneo. È la stessa sede in cui, per due pomeriggi di ogni settimana, viene offerto il servizio di aiuto allo studio per i ragazzi delle scuole superiori.
Giuliana ha condiviso fin dal suo inizio questa nuova avventura, nella città in cui è tornata dopo venticinque anni trascorsi in America latina, prima in Cile poi in Perù. Proprio lì, nelle aule universitarie in cui ha insegnato, aveva sfidato l’uniformità e la noia dei canoni accademici, introducendo lo studio di autori molto lontani da quelle terre e dalle loro tradizioni letterarie e artistiche: Dante, Leopardi, Mozart, Michelangelo, Leonardo e Dostoevskij.
Al termine dell’incontro dedicato proprio al grande genio della narrativa russa, le abbiamo chiesto di rispondere ad alcune domande e, come sempre, non ha esitato a dire di sì.
Perché sfidare gli uomini del nostro tempo, sempre più scettico e relativista, proponendo la lettura di autori un po’ dimenticati?
È esattamente il valore della lettura: permettere l’incontro con ciò che è diverso – più grande- di sé.
Partiamo da Dostoevskij. Cosa ha da dire oggi un autore russo del XIX secolo ai ragazzi di oggi?
Che l’uomo è un mistero e non coincide con l’immagine riduttiva che ci impone la mentalità dominante. Cercare di comprenderlo non è “un lusso” ma la suprema esigenza.
Puoi accennare all’inestricabile intreccio tra la sua vita e le sue opere?
Tutta la sua vita ha voluto accettare e verificare la grande sfida dell’affermazione del suo compagno nichilista Nikolaj Spesnev: dopo la morte di noi non resterà che ” un pugno di cenere”. I suoi romanzi principali narrano il dramma di questa sfida.
Nella storia della letteratura occidentale, autorevoli critici hanno rilevato l’influsso di Dostoevskij su alcuni grandi scrittori italiani, quale è a tuo giudizio il punto di contatto tra lui e quello stesso Occidente a cui non risparmia critiche?
Il punto in comune è l’interesse per L’uomo e la sua volontà di indagarlo fino in fondo ” senza rinnegare o censurare niente”
In Dostoevskij, senso religioso e fede sembrano inscindibili. Vedi qualche differenza con la nostra cultura dominante?
La differenza è totale! Dostoevskij riconosce nella fede. anche in quella delle persone più umili, un principio di comprensione e di affronto della realtà e, perciò, di salvezza.
Il grande russo non ha solo scritto romanzi. Ha avuto anche una intensa corrispondenza, in cui i drammi descritti in narrativa trovano riscontro nei suoi espliciti giudizi sulla vita sua e dei suoi contemporanei. Quale delle sue lettere ti ha più colpito?
Due lettere sono particolarmente significative. Entrambe sono indirizzate a Natal’ja Dmitrevna Fonzivina, la moglie di un decabrista che gli aveva donato un Vangelo -unico libro che avrebbe potuto tenere nei 4 anni di lavori forzati in Siberia. Ciò che emerge è la ragione profonda della sua fede in Cristo.
Il testo integrale di una di queste lettere è stato il semplice e prezioso regalo che Giuliana ci ha fatto, all’uscita della sala in cui si è svolto l’incontro. Ne propongo qui alcuni brani.
“Mi rimproverate amabilmente che non ho trovato la forza per rappresentare la vittoria finale sulla morte del nostro adorato Gesù. Ah, Natal’ja, ho visto troppo il male del mondo per credere al lieto fine. (…) Non puoi metterti a raccontare di Gesù risorto a una donna che cerca da mangiare per il bimbo affamato. Noi scrittori possiamo solo parlare dei tre giorni in cui Gesù sprofondò nell’oscurità, prima di risorgere. Dobbiamo cercare una scintilla, una fiammella in quel buio assoluto. Il mistero della Resurrezione non può essere un atto dovuto in ossequio a qualche Credo imposto da gerarchie clericali, ma solo la via silenziosa della nostra coscienza che si fa strada lentamente e a fatica, affrontando e guardando in faccia il male e la vita. (…) Da soli non possiamo comprendere il mistero della Resurrezione, abbiamo bisogno della amicizia e dell’amore di altre persone. La via silenziosa della nostra coscienza deve essere accompagnata, nella sua solitaria fatica, dagli sguardi, dal calore delle mani e dalla compagnia di amici e consorti.”
Il grande scrittore russo ha da insegnare molto a tutti noi, in questo tempo!
Giorgio La Spisa Portofranco Cagliari