GIONA NELLA BALENA

Giona, un profeta dell’Antico Testamento, era un uomo in fuga. Aveva un compito che proprio non gli andava giù; la prospettiva di andare a Ninive, a parlare per conto di Dio con quella gente lì, ostile, pericolosa, senzadio, la peggior gente che si potesse immaginare, era una prospettiva che non lo ispirava davvero. Allora si imbarca, per andare lontano, il più lontano possibile da quella realtà che, ne era sicuro, lo avrebbe fatto soffrire. Sulla barca, dorme. Ad un certo punto infuria una tempesta e lui che fa? Dorme e me lo vedo, vedo me, rannicchiato nella branda, occhi chiusi e mani sulla faccia, antico kikomori, a tenere fuori da sé tempeste, il prossimo suo, i fatti che lo chiamano. La storia che segue è nota: buttato in mare, ingoiato da un grosso pesce, che lo trasporta e letteralmente lo vomita su quella stessa spiaggia da cui era partito, il viaggio a Ninive cui finalmente acconsente, i niniviti che, nonostante lui che era pure moralista, si convertono e cambiano vita e lui, ma quanto siamo complicati noi, che prova dispetto per tanto perdono e non ne sa gioire, anzi gli vien la depressione, perché non c’è nulla, ma proprio nulla, che vada secondo la misura sua …


L’altro giorno a Portofranco, giuro, ero triste come Giona
. Arriva una telefonata. È una nonna, che chiede aiuto per il nipote. I genitori non sanno, il nipote non sa che ha chiamato. È preoccupata, perché da due settimane il nipote se ne sta a casa, sempre sul letto, e non vuole più andare a scuola. E allora si è mossa lei e chiede se possiamo aiutarlo. E io le rispondo caspita sì, che li invitiamo, quando vuole, e se il nipote vuole, che possiamo chiacchierare un po’, mostrargli la sede di Portofranco, perché è proprio bello fare la “visita guidata”, e fargli conoscere delle belle persone. E intanto che le parlo mi domando: ma perché proprio a me? Perché a me, stanco e arrabbiato come sono per i tanti guai, mascherine/vaccini/no vax, il Covid, tutti i mali del mondo, gli amici che muoiono?


Arriva poi un ragazzo. Anche la sua mamma aveva telefonato, preoccupata per i primi, pessimi voti: 2 in fisica, 4 in matematica, voti augurali della prima superiore. E ancora, nella stessa giornata, come nelle precedenti, altri fatti si susseguono a bussare alla mia porta. E io, mentre parlo con quel ragazzo, penso che la mia vita segue una dinamica strana, che c’è Qualcosa, anzi Qualcuno che, attraverso i fatti, non mi lascia in pace. E penso anche che Giona era in realtà preferito, un prediletto, come credo tutti noi, inseguiti fin nella pancia del nostro pesce.

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