DOPO AVER VISTO “IL JOKER”

Avete visto il “Joker” al cinema?

Agli insegnanti serve e agli adulti in ogni caso.

Si potrebbe intitolare “l’educazione persa” oppure “un uomo perso perché non è stato ascoltato”, mai.

Il film racconta gli antecedenti del più terrificante nemico di Batman, in altri film vera e propria incarnazione del Male. Qui si vede l’uomo che era e che sarebbe potuto essere. Single e con madre malata a carico, frequenta regolarmente una psicologa diremmo noi della mutua, che lo sta a sentire perché deve e gli passa in automatico le medicine necessarie. Tutto qui. E’ il primo dei mancati incontri, con un prossimo suo sempre incapace di empatia. Ed è una vera e propria serie di schiaffi ricevuti dalla vita, dalla banda di ragazzini che prima gli ruba il cartello pubblicitario che lui, clown avventizio, regge per  strada, e che poi lo massacra a pugni e calci. Al collega, che, per “aiutarlo”, gli dà una fatale pistola. Ai giovani nella metropolitana, che prima infastidiscono pesantemente una ragazza sola e poi se la prendono con lui, perché “ride”, stranamente ride senza controllo, perché lui, come il personaggio di Victor Hugo da cui un po’ deriva, ride, perché a piangere non gli hanno insegnato, e nessuno sa vedere quanto pianga invece, quando ride. Mentre seguivo il film, pensavo ai ragazzi che incontro a Portofranco, durante i colloqui di iscrizione. Anche a noi accade di incontrare ragazzi “strani”. Oggi una ragazza ha impiegato quindici minuti, giuro, a rivelare le proprie insufficienze, come se non le ricordasse, eppure erano tante e gravi. Con un filo di voce che a mala pena sentivo. E sembrava priva di ogni voglia, pareva mancare di ogni desiderio di studiare.

“Ma tu, ci tieni?” e mi ha risposto “sì, ci tengo tanto!” con una espressione finalmente rianimata dal desiderio.  Quando ci ricordiamo del nostro desiderio, abbiamo un’altra faccia. E allora ho chiesto a quella ragazza di passare a trovarmi spesso, per chiacchierare e ricordarci quel desiderio, perché ho bisogno anch’io di ricordarmelo. Il Joker poi, lo avete visto o lo vedrete nel film, sogna, sogna sempre di essere ascoltato, riconosciuto, valorizzato, ad esempio dal comico che tanto ammira. Sogna di entrare in scena con lui, applaudito, apprezzato finalmente, ma la vicenda avversa, come colpi di martello su una bara, lo inchioda al male. Anche i nostri ragazzi di Portofranco sognano, come alcune ragazze nordafricane che ho sempre in mente, che coltivano sogni grandi e vivono realtà strette. Anche loro poco ascoltate. Ed è proprio pericoloso non ascoltare. L’altro giorno mi ha colpito il rancore di un ragazzo, la rabbia nutrita verso i suoi prof che “non lo ascoltano”. E’ una questione anche sociale, non solo personale. C’è il rischio che tanti, come accade nel film, indossino la maschera del Joker. Quel ragazzo, ascoltato, mi ha detto “mi piacerebbe fare italiano con voi” ed è andato desideroso di tornare.  (Mario Triberti)

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