Diario di Scuola, Pennac
28 Aprile 2025 2025-04-28 14:42Diario di Scuola, Pennac
Diario di Scuola, Pennac
I nostri studenti che “vanno male” (studenti ritenuti senza avvenire) non vengono mai soli a scuola.
Entrano In classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso.
Guardateli, ecco che arrivano, il corpo in divenire e la famiglia nello zaino. La lezione può cominciare solo dopo che hanno posato il fardello e pelato la cipolla. Difficile spiegarlo, ma spesso basta solo uno sguardo, una frase benevola, la parola di un adulto, fiduciosa, chiara ed equilibrata per dissolvere quei magoni, alleviare quegli animi, collocarli in un presente rigorosamente significativo.
Naturalmente il beneficio sarà provvisorio, la cipolla si ricomporrà all’uscita e forse domani bisognerà ricominciare daccapo.
Ma insegnare è proprio questo: ricominciare fino a scomparire come professori.
Se non riusciamo a collocare i nostri studenti nell’indicativo presente della nostra lezione, se il nostro sapere e il piacere di servirsene non attecchiscono su quei ragazzini e quelle ragazzine, nel senso botanico, la loro esistenza vacillerà sopra vuoti infiniti. Certo, non saremo gli unici a scavare quei cunicoli a non riuscire a colmarli, ma quelle donne e quegli uomini avranno comunque passato uno o più anni della loro giovinezza seduti di fronte a noi. E non è poco un anno di scuola andato in malora: è l’eternità in un barattolo
Daniel Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, 2008
Questo scritto di Daniel Pennac mi suggerisce alcune riflessioni; i nostri ragazzi che seguiamo sono proprio così, le loro difficoltà nello studio nascono appunto dalle loro preoccupazioni, le loro difficoltà di apprendimento.
Il nostro lavoro, oltre a quello di aiutarli nello studio, è appunto quello di affrontare le loro fatiche creando un rapporto di relazione e supporto.
Entrano in classe o nei nostri locali di Portofranco proprio come una cipolla che va sbucciata; siamo noi volontari ed educatori che abbiamo il compito di sbucciare la cipolla, cercando di capire li loro disagi e dando loro fiducia con uno sguardo che va oltre il nostro sapere.
Forse dobbiamo, come dice Pennac, scomparire come professori e diventare più educatori per aiutarli a scoprire che le loro preoccupazioni le loro difficoltà si possono risolvere.
Sbucciare la loro crosta come una cipolla, per aiutarli ogni giorno a recuperare la bellezza e la voglia di apprendere; non solo assisterli nel loro cammino della vita, per fare in modo che non si perdano appunto in un barattolo, spalancarli dunque alla grandezza della vita.
Mario Amman, Portofranco Milano