Condividere la storia. (di Rodolfo Casadei)
30 Giugno 2022 2022-11-16 15:04Condividere la storia. (di Rodolfo Casadei)
Condividere la storia. (di Rodolfo Casadei)
Ci sono due modi opposti di avvicinarsi allo studio della storia, uno scettico e disincantato e l’altro solenne e quasi sacrale.
Il primo si ricollega a ciò che si legge nell’Ecclesiaste, il libro della Bibbia più influenzato dalla cultura ellenistica: “niente di nuovo sotto il sole”. Le vicende degli uomini si ripetono sempre uguali, quindi non ha molto senso studiare la storia.
L’approccio opposto è quello di Cicerone, secondo il quale “historia magistra vitae”, cioè la storia ci mostra gli esempi da seguire e ci ammaestra sugli errori da non ripetere. In realtà tutte e due le impostazioni sono inadeguate rispetto alla realtà. Non è vero che al mondo non ci siano mai novità: la semplice nascita di un bambino, come scriveva Hannah Arendt, rappresenta un nuovo inizio. Non è nemmeno vero che lo studio della storia ci insegni a evitare gli orrori del passato: gli esseri umani continuano a creare le condizioni per la guerra e a farsi le guerre anche se le studiano tutte, da quelle del Peloponneso alle due Guerre mondiali.
Il fascino irresistibile dello studio della storia sta nel suo essere un antidoto contro il senso di smarrimento e di isolamento che viene dalla privazione dell’identità e delle radici tipica della società individualista contemporanea. Chi si accosta alla storia, immediatamente scopre che il mondo non comincia con lui, che siamo discendenti di uomini e donne che sono stati prima di noi, che senza gli egizi, gli assiro-babilonesi, i greci, i romani, i medievali, i moderni, ecc. oggi noi non ci saremmo né biologicamente né culturalmente. La storia ispira gratitudine verso gli antenati e senso di liberazione dal peso di dovere per forza cominciare tutto da zero: due sentimenti che rendono più leggero il nostro cuore e che ci aiutano a non ripiegarci su noi stessi. E se è vero che lo studio della storia ci impone anche la conoscenza di crimini e orrori dei nostri antenati, di pensieri e comportamenti che oggi non sarebbero più accettabili, la gratitudine per quello che di buono e di bello ci hanno trasmesso fa sì che li perdoniamo, come perdoniamo ai nostri familiari i loro difetti. La storia insegna che senza perdono non c’è ripresa di civiltà.
E questa sì, ciceronianamente parlando è una lezione della storia.