Alcune riflessioni sull’intelligenza artificiale

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Alcune riflessioni sull’intelligenza artificiale

 Sapientia non est in intelligentia artificialis, sed in mentibus hominis.

Vorrei da questa frase latina fare alcune considerazioni sulla differenza tra intelligenza artificiale e intelligenza umana

 L’intelligenza artificiale (qui in poi IA n.dr.) e l’intelligenza umana condividono alcune funzioni di base ricevere input, elaborarli, produrre output, ma differiscono in modo radicale per struttura, processi, limiti e potenzialità. La sintesi più chiara è questa: l’IA simula, l’umano comprende.

Vi sono pertanto differenze strutturali e di funzionamento:

Complessità biologica vs architettura digitale.

Il cervello umano conta circa 86 miliardi di neuroni e 500 trilioni di sinapsi, con elaborazione parallela e resiliente. I modelli di IA più avanzati hanno ordini di grandezza molto inferiori 176 milioni di connessioni e funzionano in modo digitale e sequenziale.

Efficienza energetica

Il cervello umano consuma circa 20 watt senza bisogno di energia, mentre la IA richiede un’energia equivalente a centinaia di milioni di dollari in elettricità.

Velocità vs profondità

L’IA elabora enormi quantità di dati molto più velocemente dell’uomo, ma senza la capacità di comprensione profonda o contestuale. La Ia non ha creatività, emozioni, sentimenti intuizioni e coscienza.

Plasticità cerebrale

Il cervello umano apprende da pochi esempi, trasferisce conoscenze tra contesti diversi, si adatta rapidamente.

L’IA è specializzata: apprende bene solo da grandi dataset omogenei e soffre di “catastrofiche dimenticanze”.

L’umano riorganizza continuamente ricordi e rappresentazioni; l’IA richiede riaddestramento per ogni variazione significativa.

La IA può generare allucinazioni dipendenza dai dati e quindi mancanza di trasparenza e giudizi falsi; l’intelligenza umana genera comprensione profonda, intenzionalità, responsabilità e giudizio, relazioni e empatia: l’IA non sostituisce l’intelligenza umana, ma la amplifica.

Il futuro richiede integrazione: l’IA come strumento potente, l’umano come interprete, creatore, responsabile.

Ritengo quindi che oggi nella scuola e in tutti i rapporti umani, compresi quelli che vediamo a Portofranco con i nostri ragazzi, non si debba demonizzare la IA, che va usata certamente ma con le dovute cautele. Essa non sostituirà mai l’intelligenza umana.

Mario Amman, Portofranco Milano