A Scholé si studia la pace

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A Scholé si studia la pace

Se c’è un luogo, a Bologna, che vive quotidianamente e concretamente, senza retorica, il tema della pace, questo è Scholé, il doposcuola non profit associato alla rete di Portofranco.

Lo vive e lo propone perché è da anni un luogo di incontro interetnico, dove passano per essere aiutati nello studio ragazzi e ragazzi di molti continenti, con religioni, storie e famiglie diverse alle spalle.

Quindi non è a caso che ci sia stata, a Scholé per diverse settimane, la mostra-Meeting “Profezie per la pace”. In sovrappiù, hanno contribuito alla realizzazione di questo percorso di giudizi, incontri e testimonianze in giro per il mondo, proprio una pattuglia di adolescenti bolognesi.

Coinvoltisi con un insegnante, sono andati anche in giro per i Balcani, a Sarajevo, per capire le radici di una guerra tragica – e forse dimenticata, fuori dai Balcani – ma soprattutto per toccare con mano se esistano veramente, fuori dalla retorica, luoghi dove la pace, l’incontro tra diversi, sia realmente possibile e non solo a parole. Lì, a Sarajevo, l’hanno trovato ad esempio nella scuola interetnica e interreligiosa realizzata, in piena guerra e ancora attiva, grazie all’opera di Mons. Pero Sudar. Ma altre tracce toccanti di piccoli e grandi esempi raccontati nella mostra a Scholé, questi giovani li hanno trovati in Palestina, Haiti, Myanmar, Africa. L’iniziativa è anche andata oltre Scholé, coinvolgendo molte scuole bolognesi, così come è stata proposta e realizzata in molte altre città italiane.

Perché la mostra servisse e non fosse sottovalutata, a Scholé sono anche stati proposti alcuni momenti, per spiegare fatti, incontri, situazioni, testimonianze. Così, tra gli studenti che popolano il doposcuola, Abigael, appassionata di storia, ha illustrato la tragedia del Rwanda, negli anni ’90, con un tentativo di genocidio ed uno spaventoso spargimento di sangue, anch’esso forse dimenticato in Occidente, ma aggiungendo testimonianze straordinarie di ripartenza e riconciliazione, apparentemente impossibili e inaudite. Altre testimonianze sono state ospitate negli spazi di via Zaccherini Alvisi, mentre era visitabile “Profezie per la pace”.

Il motore di questa mostra, del resto, è lo stesso che anima Scholé: la speranza certa che l’incontro e l’educazione, per essere o diventare più umani, siano sempre possibili.

Gianni Varani, Scholé