Da “bocciato” a “sbocciato” il passo è breve?

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Da “bocciato” a “sbocciato” il passo è breve?

Entrai in una selva oscura, che la diritta via era smarrita”, direbbe Dante per una bocciatura?

Non credo, più probabile che il Sommo Poeta avrebbe ricercato e trovato uno spiraglio in cui la luce sarebbe riuscita a intrufolarsi e dar così speranza anche a codesta “anima inquieta”.

Persino nel fondo dell’Inferno, in Dante il percorso non si ferma: attraversa la materia più cupa per approdare al chiarore delle stelle. La ricerca di quello “spiraglio” è il motore stesso del suo viaggio. Così occorre che sia anche per chi non ha completata la preparazione richiesta. Per “un’anima inquieta”, il Sommo Poeta avrebbe scelto il cammino faticoso e speranzoso del Purgatorio, dove ogni ferita è tesa alla guarigione.

Non esser stati promossi che significa, allora?

Mi è capitato una mattina a Portofranco di fare un colloquio con una mamma e il suo figliolo che aveva da poco saputo ufficialmente di non aver superato l’anno.

Il ragazzo aveva ricevuto questa profezia autoavverantesi dai suoi professori fin da gennaio e si era giocoforza demoralizzato essendo soltanto “nel mezzo del cammino” scolastico.

La madre si è interessata a trovare un luogo che lo potesse risollevare, che gli desse una speranza di recupero. Approda a Portofranco e, fin da subito, ingaggia con me, tutor del figlio, una vera e propria alleanza educativa. Non mi tiro indietro ed oso prospettare una vera e propria “rete” tra noi, la famiglia e la scuola.

Viste da angolature diverse, le fragilità del ragazzo avrebbero potuto riservare delle sorprese e magari fornire ai professori lo stimolo per un approccio più mirato ed efficace e, al ragazzo, il coraggio di cimentarsi in un nuovo metodo di studio.

Inizialmente sembrava una via percorribile ma di fatto non vi è stata collaborazione. Come mai?

Non farei un’analisi sociologica delle ragioni per cui in questo caso, la “rete si è strappata”, così come delle cause per cui il ragazzo non ha raggiunto gli obiettivi, neppure mi chiederei se Portofranco sia riuscito ad aiutarlo nel migliore dei modi.

Preferisco concentrarmi e riportare come il colloquio a cui ho partecipato si è dipanato, un discorso fatto di “avrei potuto”, di “avrebbero dovuto”, di “forse, da mamma, non mi sono resa conto”. Tutte ipotesi plausibili in una dinamica educativa consueta ma quando il discorso è arrivato, quasi all’improvviso a “quell’esser andato dietro” agli amici delle medie inferiori, del non aver realmente “scelto” quell’indirizzo di scuola superiore allora tutto ha avuto un nuovo inizio.

Insieme abbiamo riflettuto su quanto fossero state relazioni importanti, a cui non si voleva rinunciare, con cui si voleva condividere una nuova avventura. Come nel film: ”Stand by me-Ricordi di una estate” (1986), tratto dal racconto di Stephen King “The body”, i cui protagonisti vivono, l’estate prima della scelta del college, un fatto drammatico che rinsalda la loro amicizia. Tuttavia, il protagonista Chris si oppone al fatto che il suo carissimo amico Gordie frequenti la scuola da lui scelta perché intravede in lui altre potenzialità, altre attitudini.

Oggi questo sguardo rivelatore viene affidato, nella scuola media, al cosiddetto orientamento scolastico i cui parametri sono spesso le conoscenze acquisite o le metodiche messe in atto dall’alunno nel raggiungere alcuni risultati.

Seguire gli amici non è ovviamente un criterio sufficiente, ma a quell’età, solo se si trova sull’altro piatto della bilancia una proposta altrettanto attraente, si potrebbe cambiare idea. In quel ragazzo ho visto questa mancanza, il non aver avuto una vera guida con cui condividere la propria scelta.

Uno dei capisaldi dell’orientamento, a mio parere, dovrebbe essere osservare con attenzione il modo in cui la persona si approccia alla realtà, in quanto non può di fatto risultare diverso dallo stile con cui apprende. Lo spiega bene Kolb nel suo test sugli stili di apprendimento: la cifra della personalità si manifesta in ogni azione umana e quindi anche, rimanendo nello specifico del mondo della scuola, nell’imparare, così come poi accadrà nel mondo del lavoro nello svolgere le proprie mansioni. Grazie a questo e ad altri criteri che non descriverei in questa sede, ma che potrebbero esser di aiuto, la scelta dell’indirizzo potrebbe diventare realmente “calzante” per quel ragazzo.

Tornando alla conversazione, sorprendente è stato l’atteggiamento del ragazzo che ha assecondato il tentativo posto in essere da me, come tutor. Ha incominciato a guardare se stesso, vedersi in azione, descrivere quanto gli risultasse naturale studiare alcune materie piuttosto che altre, dar spazio alla soddisfazione emergente rispetto ad alcune scoperte conoscitive: tutti prodromi per fare una nuova scelta, più sensata e, si spera, possibile.

Il nostro sistema scolastico, infatti, non consente facilmente un cambio al terzo anno in quanto il biennio ha già delle materie caratterizzanti l’indirizzo. Occorre un esame integrativo di varie materie che, spesso, scoraggia questa soluzione. Sembra di rimanere “incastrati” in una scelta remota e, pur avendo maturato alcune riflessioni che denotano ragioni ben più valide di quelle iniziali, irremovibile.

Eppure, un cambiamento è avvenuto nel ragazzo e nella madre, entrambi più consapevoli che il punto di forza, la risorsa da sviluppare sia in campo sociale e non in quello informatico. Come procedere adesso? Quale via sarebbe effettivamente praticabile? A chi rivolgersi?

Sembra smarrito un pochino questo giovane, come per Dante nel Paradiso quando non trova più Beatrice accanto a sé ma S. Bernardo di Chiaravalle: non ha più un punto di riferimento rassicurante come quegli amici fraterni, oltremodo conosciuti alle medie, ma persone nuove che a Portofranco lo invitano a non tenere gli occhi rivolti verso il basso, per la vergogna o delusione provata a causa della bocciatura, ma a guardare in alto, ad allargare lo sguardo, vedere nuovi orizzonti.

Guide, adulti che orientano, che hanno il coraggio di dar tempo e verificare insieme una nuova ipotesi. A Portofranco è proprio ciò che avviene nello Sportello di Orientamento: si corre insieme l’avventura di far “sbocciare” un ragazzo, andando dietro ad una ipotesi che si è maturata in un rapporto significativo. Da “bocciato” a “sbocciato” il passo insieme è lieve!

Cristina Milesi, Portofranco Milano