Il Metodo Portofranco: un percorso per crescere insieme

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Il Metodo Portofranco: un percorso per crescere insieme

Nella Newsletter di dicembre 2025 abbiamo dato notizia del convegno “Dall’esperienza al metodo” svoltosi qualche giorno prima presso la Regione Lombardia.

Il convegno, promosso in occasione dei 25 anni di Portofranco Milano, è stato l’occasione per presentare i risultati di una ricerca condotta dall’Università Milano Bicocca e Università del Salento che ha messo in luce l’originalità e l’efficacia del “metodo” Portofranco in relazione ai bisogni scolastici ed educativi dei ragazzi.

È importante che uno studio di questa portata non sia confinato nello spazio di un convegno ma sia uno spunto di riflessione che ci accompagna durante tutto l’anno.  Per questo oltre ad aver invitato l’estensore della ricerca, prof. Marcello Tempesta, ad un incontro con i nostri volontari, desideriamo con questo articolo riproporre all’attenzione di tutti gli elementi principali emersi dalla ricerca universitaria.

Si tratta di uno spunto o – se volete – di una provocazione: chi (studenti, volontari, genitori, ecc) ha sperimentato il metodo di Portofranco ha qualche cosa da aggiungere? Scriveteci, saremo lieti di parlarne assieme.

Come tante volte accaduto nel corso della Storia dell’educazione, l’esperienza di Portofranco non nasce dall’applicazione di una teoria pedagogica, ma da un’esperienza originata dalla vitalità sociale e sorretta da intuizioni emergenti. Nondimeno risulta interessante provare a comprendere le ragioni di ciò che ci si offre come educativamente efficace e significativo, per cercare di esplorarne il senso e le condizioni di possibilità.

Partendo dalla convinzione che il bisogno educativo della persona si esprime a partire da bisogni concreti (per i giovani anzitutto lo studio) e che il disagio scolastico genera sofferenza complessiva nella persona, Portofranco offre in tutte le sue sedi un sostegno rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che sperimentano delle criticità nel loro percorso di istruzione. Il lavoro individuale si inserisce in un clima complessivo di relazionalità estesa, nel quale lo studente percepisce che un’intera comunità lavora e “fa il tifo per lui“. Ciò favorisce nel tempo l’attivazione, la responsabilizzazione, la cura dei rapporti e dei luoghi, il benessere dei partecipanti (anche di ragazzi che in altri contesti sono descritti come apatici, oppositivi e in alcuni casi violenti e distruttivi).

Il ragazzo è il protagonista e in qualche modo il dominus della situazione, al servizio del quale chi insegna si pone. Questa situazione, unitamente al fatto che si trova davanti qualcuno che ha un sapere consistente e che è lì per lui gratuitamente, generalmente provoca sorpresa e induce serietà: a Portofranco non ci sono lezioni, ma “appuntamenti “. In un tempo nel quale le generazioni tendono a divaricarsi in una sorta di autismo comunicativo, Portofranco costituisce un luogo raro in cui giovani e adulti si incontrano liberamente, si parlano e instaurano rapporti costruttivi.

Negli ultimi anni la percentuale di studenti stranieri di seconda generazione è in forte crescita. Molti di loro vi trovano la possibilità di superare pregiudizi che li accompagnano spesso nella realtà scolastica e sociale. La familiarità e cordialità dei rapporti con i coetanei italiani emergono a prima vista: il clima educativo complessivo che i ragazzi respirano permette il costituirsi di relazioni positive, Il realizzarsi di conoscenze personali e delle ricchezze culturali di cui ogni studente è portatore, lo sviluppo di forme creative di convivenza e di scambio interculturale.

A Portofranco viene presa sul serio e condivisa la quotidianità dei ragazzi così come si esprime, con il suo carico di difficoltà e aspettative rispetto alla scuola e di conseguenza rispetto alla vita, cercando di non far prevalere astratte ideologie o intenzioni moraleggianti di cambiare e modellare chi si ha di fronte.

Gratuità e libertà sono, sin dall’inizio di Portofranco, due caratteristiche distintive. Le attività fatte non prevedono un corrispettivo economico (e questo costituisce per i ragazzi una provocazione e uno stimolo per decidere se venire o meno). La libertà è presente sin dal nome scelto dai ragazzi perché sentito espressivo dell’esperienza che vivevano e Portofranco è concepito come un luogo libero e per tutti, che scommette tutto sulla libertà di chi decide di partecipare e di farsi aiutare, ma anche di chi decide di dare una parte del suo tempo come volontario.

Le storie dei ragazzi e il ridestarsi inaspettato in tanti di loro di un interesse per la conoscenza documentano il forte legame tra la motivazione di chi impara e quella di chi insegna.

Partecipare per un certo tempo alle attività di Portofranco permette a molti studenti di ridurre e in alcuni casi di superare le difficoltà nello studio, con una crescita del successo scolastico e più in generale del successo formativo: tra i tratti di cambiamento più frequenti si notano una diminuzione della passività e della tendenza a forme di gregarismo, una maggiore apertura interpersonale e un più vivo desiderio di socialità, un miglioramento delle capacità di dialogo, una maggiore consapevolezza di se’ e delle proprie capacità, una accresciuta fiducia negli adulti, una maggiore serietà nell’affrontare compiti e prendersi responsabilità.

Molte famiglie, nel tempo, hanno percepito anch’esse una forma di appartenenza a Portofranco e in alcuni casi, secondo le loro possibilità, hanno manifestato la loro riconoscenza rendendosi disponibili a sostenerne in vario modo l’azione.

Albano Buzzoni, Portofranco Milano