La sagace Costanza Maspero per BES E DSA

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La sagace Costanza Maspero per BES E DSA

La sagace Costanza Maspero, tra le figure più significative dell’esperienza di Portofranco, ha portato avanti una visione educativa che oggi risuona con forza nel dibattito su BES e DSA.

Ecco il modello Portofranco e la visione di Costanza Maspero con dei seminari rivolti agli educatori volontari.

BES, DSA sono la nuova sfida educativa contemporanea. Una scuola che cambia: BES e DSA come occasione, non come etichetta.

Negli ultimi anni la scuola italiana ha imparato a nominare con maggiore precisione la complessità dei bisogni educativi degli studenti. Le categorie di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e BES (Bisogni Educativi Speciali) hanno introdotto un linguaggio più attento alle differenze, ma anche il rischio di trasformare la fragilità in diagnosi, la diagnosi in etichetta, e l’etichetta in destino.

I DSA riguardano difficoltà specifiche e certificate (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia).

I BES includono un’area più ampia: svantaggio socio-culturale, difficoltà emotive, fragilità temporanee, bisogni relazionali.

La scuola, però, non può limitarsi a compilare PDP e protocolli: deve riconoscere la persona, non solo il profilo funzionale

Portofranco: un luogo dove la fragilità diventa relazione

Portofranco nasce come spazio gratuito di aiuto allo studio per studenti delle scuole superiori. Non è un doposcuola tradizionale: è un laboratorio di umanità, dove la conoscenza passa attraverso la relazione e dove la fragilità non è un ostacolo, ma un punto di partenza.

In questo contesto, la presenza di studenti con BES e DSA non è un’eccezione: è la norma. E non perché “ci sono più problemi”, ma perché Portofranco intercetta ciò che spesso la scuola fatica a vedere: la solitudine dello studente contemporaneo. Costanza Maspero: una counsellor che mette al centro la persona ogni ragazzo è unico, non riducibile a una sigla diagnostica; il bisogno educativo non è un deficit, ma una domanda di compagnia; l’apprendimento avviene quando qualcuno ti guarda e ti dice: “Tu puoi farcela, e io sono qui con te.”

Tre sono i suoi contributi più rilevanti:

a) La diagnosi non basta

Maspero ha sempre sostenuto che la certificazione è uno strumento utile, ma non può sostituire lo sguardo educativo.
Un PDP può indicare strategie, ma non può generare fiducia. La fiducia nasce da un incontro.

b) L’aiuto allo studio è un atto di libertà

Per Maspero, aiutare un ragazzo con BES o DSA non significa “compensare un deficit”, ma accompagnarlo a scoprire la propria forza. Non si tratta di facilitare, ma di rendere possibile.

c) La relazione come metodo

Il cuore del suo approccio è la relazione: non un accessorio, ma il vero motore dell’apprendimento.
Ogni studente, soprattutto quello più fragile, ha bisogno di un adulto che non si spaventi della sua fatica.

BES e DSA oggi: cosa insegna l’esperienza di Portofranco

L’esperienza di Portofranco e la visione di Costanza Maspero offrono alcune indicazioni preziose per la scuola italiana:

La personalizzazione non è burocrazia

Un PDP ben scritto non serve a nulla se non è accompagnato da un adulto che conosce davvero lo studente

La fragilità è una risorsa

Gli studenti con BES e DSA costringono la scuola a ripensare i metodi, a diversificare le strategie, a uscire dalla logica del “tutti uguali”.

 La comunità educante è decisiva

Nessun insegnante può farcela da solo.
Portofranco mostra che la rete – volontari, famiglie, educatori – è la vera forza trasformativa.

 L’apprendimento è un fatto umano

Prima che cognitivo, prima che disciplinare.
E questo vale per tutti, non solo per chi ha una certificazione.

In conclusione: oltre le sigle, si va verso una scuola che accompagna

BES e DSA non sono categorie da temere, ma occasioni per ripensare la scuola come luogo di incontro.
L’esperienza di Portofranco e l’eredità educativa di Costanza Maspero mostrano che ogni ragazzo può crescere, imparare, trovare la propria strada, se incontra adulti capaci di ascolto, pazienza e fiducia.

In un tempo che tende a classificare tutto, la sfida è tornare a guardare ogni studente come una storia, non come un fascicolo. E questo, oggi più che mai, è un atto educativo e civile.

Mario Amman, Portofranco Milano