Portofranco può guarire

giovanni pf

Portofranco può guarire

Portofranco è spesso considerato un luogo per i ragazzi che vogliono avere un aiuto allo studio.

Certamente questa affermazione è vera ma forse non rende in pieno l’impressione che restituisce a chi frequenta la sede anche solo per una visita veloce.

Ne sono testimonianza queste note inviateci da Giovanni Borgonovo, volontario che assieme all’amico Sandro Beachi ha il compito di presentare Portofranco ai genitori che chiedono un aiuto per i loro ragazzi.

In genere dopo un discorso introduttivo, Giovanni e Sandro accompagnano i genitori ad una visita dei locali.

Queste alcune impressioni di chi incontra per la prima volta Portofranco:

Una tristezza…sorridente

Credo d’aver incontrato e parlato oggi con una mamma troppo simpatica che mi ha fatto tanto sorridere e ridere come non mi è mai successo da quando sono a Portofranco. Mi raccontava invero una storia un po’ triste fin quasi drammatica ma le parole il tono le facce…mi muovevano al riso e non riuscivo a trattenermi al punto da coinvolgerla nel mio stesso ridere. E così abbiamo riso insieme su una storia che stava provocando un mezzo esaurimento. 

Chissà che il raccontare a un altro in quasi totale libertà la propria pena 

perché’ ascoltata e capita ne alleggerisca il peso fin quasi un po’ a sorriderne. Alla fine dell’incontro 

mentre io mi scusavo ella mi ringraziava calorosamente d’aver la fatta sorridere.

Credo che abbia contribuito a un suo momentaneo rasserenamento quello che ha visto a Portofranco. Una bella opportunità  per suo figlio e poi en passant …posso venire anch’io…mi ha detto!

A volte dire grazie fa tremare

Ho incontrato oggi una mamma il cui volto era chiuso in una maschera di ansia di preoccupazione di dolore e cercava un po’ di nasconderlo.  Poveretta. Ho avvertito più che in altri casi di parlar poco e far vedere di più. Ritornando verso l’ingresso il volto sempre uguale mi ha salutato con voce tremante ripetendo tante tante volte…grazie.

Portofranco può guarire.

C’è chi resiste

Ieri pomeriggio ho incontrato una nonna, in avanscoperta, senza nipote, per conoscere portofranco di cui ha sentito parlare. Mi dice, pacatamente che il ragazzo va male in tutte le materie, che l’anno scorso è stato bocciato, che questo anno nessuna riscossa che anzi vuole andare a lavorare e rifa’ la terza.

Non sappiamo cosa fare e non vuole venire. Io vorrei almeno portarlo.

Le dico due cose su Portofranco e facciamo un giro a vedere. Ogni tanto intercala al suo italiano, espressioni in milanese puro. Ha sentito il mio intercalare brianzolo, ha voluto piacevolmente imitarmi.

E seguendomi con stupore perché non immaginava simile realtà a Milano ha detto una un po’ lontana dall’altra tre parole. Che bellezza…che accoglienza…e mentre mi salutava… che resistenza. Questa ultima da 17 anni non l’ho mai sentita cosi.

Da qualcuno un generico…come fate? Non afferrando bene quali capacità ci siano tra noi per fare quel che facciamo. Ma resistenza cosi chiaramente e distintamente detto. Mai.

Si perché lei aveva desistito, non trovava parole adatte a convincere suo nipote. Anzi.

Cosa ha intuito o visto da noi? Le dicevo mentre guardavamo i volontari studiare con i ragazzi che eran come suo nipote e sembrava tutto così naturale quell’impegno e quell’attenzione. Bisognava solo che accettasse di venire. Quello era l’unico problema perché c’è una strana attrattiva nella gratuità. Non è un’arma ma funziona come un’arma invisibile che agisce e produce cambiamenti, piccoli visibili cambiamenti.

Dunque più che resistenza nostra nel tempo, un’attrattiva che il tempo non distrugge, lo attraversa e cresce e resiste perché l’artefice di questa attrattiva è l’Eterna bellezza incarnata.

Donna intelligente, sensibile, acuta, mi ha stretto la mano sperando di rivedermi l’indomani col nipote.

Marco Rossi, Giovanni Borgonovo e Sandro Beachi, Portofranco Milano