“Da solo non basto” in mostra a Bologna

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“Da solo non basto” in mostra a Bologna

Ho accompagnato alla mostra “Da solo non basto” a Palazzo d’Accursio di Bologna una seconda superiore e, come ripresa dei contenuti, ho chiesto loro una rielaborazione di ciò che più li aveva colpiti, oppure del titolo stesso della mostra. 

Li ho divisi in gruppi e ho lasciato loro la massima libertà nella realizzazione dei loro elaborati.  Al termine del lavoro mi ha colpito molto sia la creatività, sia la profondità del messaggio: l’importanza di non chiudersi nelle proprie paure o disagi; il rischio che il disagio, se non condiviso, si esprima in violenza; la gratitudine per avere scoperto che esistono luoghi, in Italia ma anche nella loro città, di aiuto gratuito ai giovani. Tutto questo è emerso attraverso video, cartelloni, un racconto per immagini come quelli che avevano visto in apertura della mostra, una poesia:

 Da solo non basto / e a tutto son disposto / per non sentirmi esposto. / Caduta libera, / un meteorite, / il mondo mi lacera / come tante altre vite. / Ho bisogno di carezze / che riescano a curare / di sguardi / che sappiano amare / perché da solo / non trovo la strada per tornare.

Per alcuni di loro questo lavoro è stato anche occasione di riflessione e giudizio su un fatto drammatico accaduto ad inizio settembre in un parco proprio dietro la scuola: un ragazzo di 17 anni stato accoltellato da un coetaneo ed è morto. Diversi miei alunni lo conoscevano, alcuni erano suoi grandi amici. Il racconto ha ripreso proprio questo episodio, immedesimandosi in un ragazzo che, bullizzato ma senza il coraggio di chiedere aiuto, tiene in tasca un coltellino e, in un accesso di paura e rabbia, all’ennesima provocazione reagisce, colpisce alla cieca e compie un omicidio. Una volta in cella compie questa riflessione: 

Non potrò mai dimenticare quello che ho fatto, forse però potrò espiare la mia colpa diventando una persona migliore. Per fare questo avrò bisogno di accettare l’aiuto che mi daranno gli educatori, gli psicologi, gli insegnanti, i compagni con cui condivido le giornate in carcere…perché da solo non basto.

Se non rimarrò solo chiuso nella paura e nel dolore un giorno rigiocherò quella partita di calcetto e segnerò il gol della rinascita.

La vicepreside è rimasta così colpita da questi lavori e dalle spiegazioni dei ragazzi che ha deciso di utilizzarli per il progetto di lotta e prevenzione al bullismo: a piccoli gruppi i miei studenti andranno in tutte le classi prime a presentare gli elaborati e a raccontare come la mostra li ha provocati ed arricchiti.

 

Enrica Righi, Portofranco Bologna